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Amauri: “Anch’io vittima del razzismo in Italia”

26 febbraio 2009

amauri_ok1Dopo il caso Mensah in Francia, ritorna l’emergenza razzismo, questa volta nella nostra ‘bella’ Italia; il probabile futuro attaccante della nazionale Amauri ha confessato al numero di ‘Gioia’ in edicola questa settimana di aver subito in rpima persona discriminazioni : “Xenofobi? Sono una minoranza di italiani. Ma è successo anche a me di averci a che fare. Qualche tempo fa in una farmacia mi hanno accusato di rubare un pacco di pannolini. Li stavo posando, lo scaffale era vicino all’uscita e la porta automatica si è aperta. La farmacista voleva chiamare i carabinieri e io non avevo fatto nulla, semplicemente ero straniero e non parlavo un italiano perfetto. Le ho risposto: li chiami pure, poi la denuncio io: Lei è razzista… E ho aggiunto: sono più italiano di lei, e magari un giorno rappresenterò il suo Paese”.
Quel giorno sembra essere arrivato, ma i pregiudizi sono ancora ben presenti nei gesti e nelle parole dei ‘nuovi’ connazionali di Amauri e della moglie Cynthia, anch’essa brasiliana, bisnonno cuneese e passaporto italiano in arrivo; “Razzisti gli italiani? Una minoranza, è vero, ma sono episodi che fanno stare male”, racconta la donna, che ricorda amaramente come gli è capitato di sentirsi dare del tu nei negozi e di sentirsi suggerire da una commessa di Verona “Perché non vai in un outlet?” ai tempi della militanza di Amauri al Chievo.
“Quando tornavo a casa e la trovavo di cattivo umore, sapevo già il perché”, racconta l’attaccante bianconero, ennesima testimonianza del paradosso di un Italietta pronta ad accettare la pelle scura solo dentro un rettangolo di gioco.

G.P.

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25esima giornata: Milan, Fiorentina e Genoa tengono il passo

22 febbraio 2009

mutugila_120808-2061915In una domenica segnata dalla scomparsa del direttore della Gazzetta dello sport Candido Cannavò, ricordato con minuto di raccoglimento su tutti i campi di A, spiccano le vittorie di Milan, Fiorentina e Genoa che rispondono così ai successi di Inter, Roma e Juventus, impegnate di sabato in vista della due giorni di Champions; in coda punti d’oro per Catania, Sampdoria e Torino, capitola in casa il Lecce.

A San Siro, al cospetto di un Milan reduce dall’ennesima rimonta subita in questa stagione, per mano stavolta del Werder Brema nell’andata degli ottavi di coppa Uefa, si presenta il Cagliari delle meraviglie di mister Allegri, con l’intenzione di vendere cara la pelle.
Ed effettivamente i sardi confermano quanto di buono mostrato in questa stagione, difendendosi con ordine e ripartendo sulle fasce con un Cossu ispiratissimo oggi, sul tiro del quale Abbiati deve sfoderare una vera e propria prodezzza. Nel Milan, un ottimo Beckham non basta a innnescare coi suoi traversoni l’unica punta Inzaghi, lasciata troppo sola da un Seedorf abulico e innervosito dai fischi del pubblico: si sentono le assenze di Pato e Ronaldinho, manca fantasia e concretezza là davanti.
Ma è proprio l’olandese a decidere al 65esimo, insaccando la palla carambolata su Marchetti dopo un pasticcio di Lopez; il Cagliari ci prova nel finale, ma i rossoneri tengono botta e portano a casa tre punti che fanno classifica e morale.
A Firenze, nella delicata sfida col Chievo i viola, ormai specialisti della zona Cesarini, ribaltano all’ultimo secondo la situazione con una zampata del solito Mutu.
Partenza arrembante dei clivensi, che senza alcun timore reverenziale conducono il gioco, e sugli sviluppi di un calcio d’angolo passano in vantaggio al minuto 13 con una girata del difensore Morero. Ci si aspetta la reazione della Fiorentina, e invece e ancora il Chievo a a sfiorare la rete dopo un salvataggio sulla linea di Montolivo che per poco non favorisce Yepes. Nel secondo tempo la musica non sembra cambiare, con la squdra di Prandelli volenterosa ma senza lucidità: le occasioni fioccano da una parte e dall’altra, con Sorrentino e Frey impegnati da Pinzi e Pasqual; ed è proprio il terzino sinistro viola che al 73esimo fornisce a Gilardino l’assist buono per la zuccata dell’1-1. Ma è nel finale,come anticipato, che si decide il match; al 4° di recupero, su un’azione viziata da un probabile fallo di Mutu, con Mandelli a terra rapido ribaltamento di fronte e zampata del rumeno su sponda del neoentrato Bonazzoli: 2-1, grandi polemiche in campo con uno Yepes scatenato, rissa sfiorata, ma poi gli animi si calmano e le squadre si ritirano negli spogliatoi in buon ordine.
Al San Paolo, il match fra Napoli e Genoa, uno dei più attesi di questo turno, si rivela partita di rara bruttezza: squadre lente e apparentemente svogliate, anche se il terreno di gioco in pessime condizioni non favorisce lo spettacolo; uniche occasioni degne di nota, un colpo di testa di Denis di poco alto e una conclusione ravvicinata del ‘Principe’ Milito. Per il resto, il nulla. Il secondo tempo si apre sulla stessa falsa riga dei primi 45 minuti, ma nei rossoblu c’è uno Jankovic in più: il centrocampista ex Palermo risulterà l’ago della bilancia in favore della squadra di Gasperini; infatti, dopo una prima occasione fallita, il serbo batte Navarro sfruttando un assist d’oro del sempre più leader Thiago Motta e premiando la scelta del suo allenatore. Il Napoli, nonostante lo svantaggio, non punge più di tanto, ed è anzi Navarro a dover negare il 2-0 ancora a Jankovic. Vittoria fondamentale per il Genoa, Napoli in crisi nera: a questo punto Reja rischia grosso.
A Lecce, una Lazio concreta ottiene la prima vittoria del girone di ritorno contro i salentini in piena zona retrocessione. Inizio col botto: pronti via, palo di Cacia, a cui risponde la traversa di Zarate con un gran tiro da fuori. La Lazio attacca, e al minuto 10 trova il gol con una bella girata di Foggia deviata da Stendardo che trafigge Benussi; il Lecce non ci sta, tenta una reazione, e al 29esimo Tiribocchi colpisce il secondo palo della partita. Al rientro degli spogliatoi i padroni di casa sembrano confermare il piglio propositivo di fine primo tempo, ma a tagliargli le gambe ci pensa Kolarov, che dopo una discesa sulla sinistra alla Roberto Carlos scocca un mancino terrificante sul quale Benussi non può nulla. La partita si spegne, il Lecce non trova la forza di reagire e la Lazio controlla con ordine: ultimo sussulto, il terzo legno di giornata, colto da Ariatti con un gran sinistro dalla distanza.
Il Catania grazie alle reti dei suoi due neoacquisti ottiene una fondamentale vittoria in chiave salvezza contro una Reggina che appare sempre più spacciata; i siciliani, a secco di vittorie dal 21 dicembre, scendono in campo con un unico obiettivo, i 3 punti. Mister Zenga propone una squdra corta e aggressiva, e i frutti si vedono subito: prima Mascara sfiora il vantaggio con una gran punizione dal limite, poi è Capuano che al 35esimo sfrutta una respinta imprecisa di Puggioni e con una fucilata di sinistro lo batte. Partita non certo esaltante, la Reggina non si scuote, e allora il Catania chiude il conto al 74esimo con Potenza, che risolve di giustezza una mischia in area. Etnei che ritrovano i 3 punti e si mantengono a distanza di sicurezza dalla zona calda.
Sucesso fondamentale anche quello del Torino, che all’Olimpico supera un’ Udinese mai realmente in partita, e si tira fuori dalla zona retrocessione. Primo tempo sottoritmo: l’unica emozione la regala Gasbarroni, all’esordio in maglia granata, con un destro dal limite al quale Belardi si oppone bene. Nel secondo tempo il Toro è più aggressivo, ci prova con Natali prima e con Bianchi poi, finchè a dieci minuti dalla fine riesce a raggiungere il meritato vantaggio con Dellafiore, che risolve su azione d’angolo. L’Udinese si sveglia, ma è ormai tardi: prova una rezione, le restano solo le recriminazioni per un mani in area di Natali.
A Genova Cassano inventa, Pazzini finalizza, e la Samp raccoglie 3 punti importantissimi per la corsa alla salvezza. Inizio di partita godibile, con occasioni di Cassano da una parte e Pellegrino, anticipato da Stankevicius, dall’altra. Dopo le iniziali fiammate, la partita si spegne, ed è l’Atalanta a sfiorare il vantaggio con Padoin, che approfitta di una dormita di Raggi e impegna Castellazzi. In una Sampdoria scialba, brilla solo la classe di fantAntonio; il talento di Bari vecchia, al minuto 61, sfodera un colpo sotto geniale che mette Pazzini solo davanti a Consigli: l’ex Fiorentina è freddissimo, e insacca l’1-0. L’Atalanta abbozza una timida reazione, ma la Sampdoria non ha problemi a condurre in porto il successo.

G.P.

giorgio Calcio, Serie A , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Cori razzisti, Mensah si fa cacciare

19 febbraio 2009

mensahUn gesto forte, che farà sicuramente discutere. Perchè di mezzo c’è la dignità di uomo, che troppo spesso viene calpestata senza ritegno.
Protagonista John Mensah, capitano del Ghana e vecchia conoscenza del calcio italiano, dove ha militato nel Bologna, Genoa, Cremonese Chievo e Modena e Palermo.
Il difensore, attualmente in forza al Lione, è stato vittima di continui insulti di stampo razzista nel corso di tutto il primo tempo del match di domenica con il Le Havre.
Esasperato, al rientro negli spogliatoi si è tolto la maglia con l’intenzione di non rientrare in campo; il provvidenziale intervento dell’allenatore Claude Puel ha convinto il giocatore a tornare sui suoi passi, nella speranza che la situazione potesse migliorare nei secondi 45 minuti. Speranza che è però rimasta vana: il ragazzo è stato preso nuovamente di mira, finchè, con un gesto che ha del clamoroso, si è fatto volontariamente ammonire due volte, ed ha così potuto abbandonare il rettangolo di gioco.
Le forze dell’ordine hanno arrestato un uomo di 21 anni, accusato di aver urlato gli insulti razzisti a Mensah; martedì il ventunenne è stato rilasciato: adesso rischia 6 mesi di carcere, una multa di 22.500 euro e una diffida dall’assistere a manifestazioni sportive per 3 anni.
L’atleta ha dichiarato di essere fortemente scosso per l’accaduto, e alla luce dei fatti non sa se sarà in grado di continuare a giocare in un clima del genere: “Voglio pensarci bene. Sono un professionista, ma sono soprattutto un uomo”.
Un episodio gravissimo, ma purtroppo non nuovo al calcio francese, dove evidentemente gli echi dei problemi d’integrazione risuonano anche negli stadi.

G.P.

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