Prospettiva per la primavera 2009
Dopo un’inverno contraddistinto da frequenti e abbondanti precipitazioni, talvolta persistenti e con neve fino a basse quote, le prime proiezioni lasciano intravvedere una primavera avente una piovosità superiore alla norma per l’area del Mediterraneo e un’andamento termico leggermente sottomedia.
Viceversa sull’Est Europeo si avranno temperature leggermente sopra la media del periodo e una piovosità anch’essa superiore alla media.
Da ciò possiamo dedurne che l’area Mediterranea potrebbe essere spesso esposta a fresche correnti Settentrionali o Nord Occidentali con ad esse associate frequenti fasi perturbate e in presenza di condizioni anticicloniche assai rare alle nostre latitudini.
Ciò si traduce sulle nostre regioni (Nord Italia e Svizzera Italiana) a fasi perturbate alternate a episodi di favonio mentre lungo il versante Nord Alpino e nelle Alpi le precipitazioni nevose saranno cosa piuttosto frequente con in una situazione meteo-climatica perloppiù dinamica e variata.
Osservando gli indici climatici, l’ENSO attualmente in territorio molto negativo, passerà in territorio positivo tra aprile e luglio favorendo di conseguenza temperature sopra la media in un periodo compreso tra maggio e luglio.
La positività dell’indice Amo, attualmente in calo, dovrebbe continuare con questa tendenza anche nei prossimi mesi fino ad avvicinarsi a condizioni di neutralità , favorendo in tal modo una maggior zonalità dei venti anche nel comparto Europeo e dunque un’andamento termico più stabile e regolare.
L’abbondanza delle precipitazioni dell’anno scorso sulle nostre regioni, è stata in buona parte favorita da ripetute anomalie termiche nell’Oceano Altantico, anomalie termiche che in genere si localizzavano con maggior frequenza, in prossimità delle coste Nord Americane, favorendo promontori anticiclonici sul Medio Atlantico e troppo ad Ovest per poter influenzare direttamente il clima delle nostre regioni.
L’aria fredda che a più riprese discendeva dalle alte latitudini lungo il fianco Orientale dei promontori Anticiclonici favoriva la formazione di centri depressionari ad Ovest dell’Europa con il conseguente richiamo di miti correnti dall’area Mediterranea contro il pendio Sud Alpino.
Il fatto che in questo inverno che oramai ci sta abbandonando, le precipitazioni si siano in parte presentate sottoforma di neve fino a basse quote, era sovente indotto dal fatto che le ciclogenesi Mediterranee erano in grado di richiamare masse d’aria molto fredda di origine continentale nei bassi strati della troposfera, un fenomeno che sovente precedeva fasi perturbate.
L’aria fredda che essendo più densa e dunque pesante (potendo contenere meno vapore acqueo si presenta più secca e satura di umidità ) restava “intrappolata” per giorni dalla catena Alpina sul Nord Italia dando vita alle cosiddette sacche di resistenza (cuscinetti di aria fredda che comprendono le medie-basse quote).
Si sente discutere molto degli effetti del minimo solare che oramai ha solpreso tutti, attualmente non vi sono grossi effetti diretti sul clima terrestre, benchè il minimo solare sia particolamente prolungato rispetto a quanto si pensasse, non è paragonabile al minimo di Mauder avvenuto tra il 1645 e il 1715 quando in 30 anni si misurarono solo 50 macchie solari, invece delle normali 40000-50000, un minimo che allora ebbe effetti diretti ed evidenti sul clima terrestre, con la nota piccola glaciazione che ne conseguì.
L’attuale minimo solare è iniziato ufficialmente durante l’estate del 2007 ed oggi è ancora in atto, da oltre 600 giorni il numero delle macchie e bassissimo o nullo, il vento solare sempre sotto i 400 km/h (a tratti addirittura sotto i 300 km/h).
Anche l’A-Index che misura l’attività magnetica e il Solar Flux che misura la densità particellare dle vento solare presentano valori sempre molto bassi.
Difficile tuttavia dire quali saranno realmente gli effetti che questo minimo solare potrà comportare a livello climatico, molto dipenderà da quanto la nostra stella resterà ancora in regime di minimo e dall’intensità del 25° ciclo solare (quello che sarebbe dovuto iniziare oltre 1 anno fa).
È comunque risaputo che a fasi di bassa attivitâ solare sono spesso asociate fasi più fredde poichè la Heliosfera scherma in minor misura i raggi cosmici, ossia quelle particelle elettricamente cariche che giungerebbero dal profondo cosmo raggiungendo dunque in maggior misura la nostra atmosfera.
Queste particelle favoriscono la condensazione del vapore acqueo presente in atmosfera, con un conseguente aumento della copertura nuvolosa nella medio-bassa troposfera, si tratta essentialmente di nuvolosità stratocumuliforme (la più diffusa al mondo) in grado di coprire vastissime aree, sopratutto sopra gli oceani.
Questa tipologia di nubi non portano in genere precipitazioni significative, tuttavia hanno un elevato potere riflettente nei confronti dei raggi solare, favorendo di conseguenza un minor irradiamento solare al suolo e dunque un abbassamento delle temperature su vasta scala.
Probabilmente il sole non influisce sul clima solo per mezzo della copertura nuvolosa, molte altre interessanti ipotesi mettono in relazione l’attività solare con la nostra atmosfera, che può ad esempio influire anche sulla circolazione dei venti su scala globale (circolazione atmosferica), influendo fortemente anche sull’andamento termico degli oceani e dunque sullo stato degli indici climatici prevalente.
Insomma l’attivitâ solare può influire sul nostro clima per mezzo di più fattori, tuttavia dalla causa all’effetto bisogna in ogni caso prendere in considerazione uno scarto temporale di alcuni anni dato che si tratta di processi graduali con effetti non immediati su ciò che comprende importanti variazioni climatiche.
Tuttavia di teorie a riguardo ne esistono parecchie, questo infatti è in parte il mio punto di vista, si tende a credere che il minimo solare stia già dando i suoi grossi effetti, cosa che comunque non corrisponde stando ai rilevamenti.
Il 2008 si è presentato il più freddo dal 2000 con temperature solo lievemente sopramedia a livello globale, ed una piovosità molto soprammedia alle nostre medie latitudini, qualcosa certamente è cambiando rispetto alle scorse annate, ma ciò coincide anche con il fatto che l’indice ENSO che si è presentato in territorio molto negativo e sappiamo infatti che l’indice ENSO ha effetti a livello planetario sopratutto dal punto di vista termico.
Cosa succedere tra 1 anno nessuno lo può sapere, certamente se il minimo solare continuerà con l’attuale tendenza, gli effetti più diretti sul clima potrebbero concretizzarsi.
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