Previsioni inverno 2008/2009
Lo stato degli indici climatici lascia presagire che l’inverno 2008/2009 dovrebbe presentarsi corrispondente alla media e sostanzialmente regolare.
-Inanzitutto contrariamente a quanto fu previsto precedentemente, l’indice ENSO dovrebbe entrare in una debole fase positiva (NINO) fino agli inizi della fredda stagione, per poi ritornare in fase neutra, non favorendo anomalie termiche e clima mite in Europa, per il continente Americano l’indice PDO è previsto in leggera fase negativa.
-Anche l’indice AMO attualmente ancora in fase positiva, si prevede entrerà in fase negativa sfavorendo imponenti
rimonte anticicloniche nel medio-atlantico, favorendo di conseguenza un aumento della zonalità del vento nel comparto Europeo con annesso aumento del flusso perturbato anche alle nostre medie latitudini.
-L’indice QBO in fase negativa e associato alla debole attività solare dovrebbe favorire una moderata intendificazione del VP stratosferico, sfavorensdo in tal modo imponenti scambi meridiani e dunque indici NAO e AO pressochè allo stato neutro.
-Non da meno importanza è il ciclo solare che si trova ancora in una fase di minima attività magnetica, contrariamente a quanto previsto il prossimo ciclo solare inizierà verso marzo-aprile 2009, anzichè per dicembre-gennaio, da notare che attualmente siamo al 445 giorno senza macchie solari, un relativo ritardo del 24° ciclo che lascia i presupposti per un prossimo ciclo più debole rispetto al 23° ciclo undecennale.
Nulla di anomalo considerando che in realtà esistono 3 cicli solari:
-L’attività del vento solare che corrisponde al ciclo undecennale (noto a tutti).
-L’inversione del campo magnetico solare che corrisponde al ciclo di 22 anni.
-L’attività magnetica della nostra stella che corrisponde al ciclo di 60 anni.
Esistono durnque periodi ove tutti i cicli del sole si sovrappongono dando lungo durante i massimi di tutti e 3 i cicli a un attività solare mediamente più elevata che si intercalano a periodi dove a sovrapporsi sono i minimi dei 3 cicli solari sovracitati, in queste occasioni l’attività solare media cala considerevolmente.
Il tutta avviene in maniera del tutto graduale con un andamento ciclico dalla durata multicentenaria (quasi
millenaria).
Ma realmente in che modo la nostra stella può influenzare il nostro clima?
Si potrebbe credere che l’attività solare incida sull’irradiazione termica che dalla stella giunge alla terra, ma in realtà questa non varia.
Infatti l’attività solare incide sull’andamento termico terrestre per mezzo di altri fattori:
Esiste un modella partiolarmente interessante che associa l’attività magnetica solare alla rotazione terrestre, infatti il vento solare è noto che agisce sul campo geomagnetico terrestre (magnetosfera) che a sua volta si forma dai movimenti “magmatici” del nucleo esterno.
In questo modo l’azione del vento solare sul campo magnetico terrestre influirebbe sull’attirito che il nucleo terrestre esterno ha con quello interno, producendo di conseguenza piccolissime variazioni della lunghezza del giorno dell’ordine di 3-4 millisecondi.
Sono tutte piccolissime variazioni che possono influire sul clima, infatti una lievissima diminuzione della velocità della rotazione terrestre potrebbero produrre un lieve aumento dei contrasti termici tra i vari paralleli longitudinali (emisfero diurno e notturno), il che favorirebbe a produrre un aumento della velocità dei venti zonali favorendo un indice NAO+, viceversa accadrebbe in seguito ad un lievissimo aumento della velocità della rotazione terrestre, solo che gli effetti si manifesterebbero con un certo ritardo (finestra temporale di 60 anni) dal momento della variazione astronomica del nostro pianeta.
A primo avviso potrebbe sembrare un ipotesi al quanto assurda, se non si prende in considerazione che una lievissima variazione della tempereratura potrebbe amplificare gli effetti di un’indice climatico regolato da altri fattori, come pure il fatto che l’andamento di molti indici, possono variare da piccolissime variazioni inerenti l’andamento termico e sopratutto di insolazione.
Un’esempio: piccolissime variazione di insolazione potrebbero produrre altrettante piccolissime variazioni della concentrazione dell’ozono stratosferico che come ben sappiamo a livello termico gli effetti possono essere notevoli, una variazione dell’andamento termico e barico all’interno della stratosfera può influenzare indici come AO e NAO, di conseguenza l’andamento termico e barico anche in sede troposferica.
Un’altro esempio: una lieve variazione della temperatura degli oceani, anche inferiore al 1/2°C, potrebbe avere grosse influenze sullo stato dell’indice AMO e di conseguenza sulla configurazione barica e pluviometra in sede Europea.
Per la variazione dell’ ozono stratosferico, è l’ attività solare, che potrebbe giostrare un po tutto, attraverso, ad esempio, i “venti” di Brewer Dobson.
Ovviamente anche questi fenomeni influiscono sulla lunghezza del giorno, che, è correlato anche ai fenomeni del nino e della nina.
In pratica un’ aumento dell’ attività geomagnetica del sole, corrisponde un aumento del LOD ( Length of day) dopo circa 23 anni con un indice di correlazione dello 0,94 su scala di 1.
Ad un aumento di del LOD, corrisponde un’ aumento dell’ indice di Zonalità ( da cui si può derivare l’ AO e la NAO) dopo circa 11 anni con un indice di correlazione dello 0.97 su scala di 1; per finire, dall’ aumento dell’ indice di zonalità corrisponde un aumento delle temperature dopo circa 11 anni con un indice di correlazione dello 0,85 su scala di 1.
Per chi non avesse familiarità con questi indici, li riassumo di seguito: LOD= variazione della lunghezza del giorno , espressa in millisecondi ( (1/1000)s).
Aa= Attività geomagnetica percepita sulla Terra: si esprime in nanoTesla (densità del flusso del campo magnetico): misura , in pratica, la turbolenza del vento solare.
ZI= Msura l’intensità delle westerlies detto anche indice di Lamb (ZI) che misura la differenza dii pressione
attmosferica all suolo fra 35°N e 55°N e,, nell caso dell bacino dell Mediterraneo, al’interno di una finestra di
longitudine compresa fra -5 e 40 °E ( Gradiente Barico, proprio come la NAO e l’ AO).
Per le temperature sappiamo di cosa parliamo.
Per scale temporali più grandi l’attività solare influirebbe sul clima terrestre anche per mezzo delle nuvole,
infatti il vento solare costituisce quella che è la Eliosfera che permea lo spazio interplanetario fino ai confini del sistema solare.
Come la nostra magnetosfera terrestre si comporta con il vento solare, la Eliosfera devia ai suoi confini i la
maggior parte del raggi cosmici, come ben sappiamo l’attività magnetica solare definisce l’intensità del vento solare e di conseguenza l’intensità della Eliosfera.
Da tutto questo possiamo facilmente dedurre quanto un indebolimento della Eliosfera durante le fasi di debole attività solare, freni in minor misura i raggi cosmici derivanti dalle potenti esplosioni di Supernove come dai nuclei galattici, il che penetrando in maggior misura nella nostra atmosfera, ne provocano una maggior ionizzazione favorendo di conseguenza un aumento del 5% della copertura nuvolosa su scala globale.
In tal modo ne consegue un aumento della riflessione dei raggi solari verso lo spazio e dunque una diminuzione termica su scala globale, viceversa accade durante le fasi di forte attività solare, quando un rafforzamento della Eliosfera frena maggiormente i raggi cosmici ai confini del sistema solare, che arrivano in minor misura alla nostra atmosfera, vi è dunque una riduzione della ionizzazione dell’aria, di conseguenza della copertura nuvolosa su scala globale e dunque una minor riflazione dei raggi solari verso lo spazio.
Ne consegue un’aumento delle temperature su scala globale.
Tutto questo processo si ipotizzi che sia la causa primaria del clima molto mite che interesò le nostre latitudini ai tempi del medioevo, una fase mite seguita da una piccola era glaciale che ci interessò tra il 1700 e il 1800 circa (cambiamenti climatici che a livello grafico coincidono con l’andamento dell’attività solare con coefficente di correlazione quasi pari a 1 du scala di 1).
Già , proprio perchè i raggi cosmici essendo elettricamente carichi, costituiscono quali nuclei di condensazione del vapore acqueo incidendo così sulla copertura nuvolosa del nostro pianeta.
Possiamo allora azzardarci a dire che l’andamento termico globale è regolato dalle nubi, la copertura nuvolosa è regolata dei raggi cosmici mentre l’afflusso dei raggi cosmici è regolato dall’attività solare.
Tutto il discorso serve al fine di comprendere quanto e come il sole possa regolare il nostro clima terrestre e non solo, di tutti i pianeti del sistema solare.
Per ritornare alle previsioni invernali del 2008/2009 posto questo articolo:
Vento solare in calo
Tempi duri per viaggiare nello spazio. Il vento solare, il flusso di particelle che la nostra stella emette in tutte le direzioni proteggendoci dai raggi cosmici provenienti dallo spazio, si è drammaticamente affievolito in pochi anni.
Lo hanno calcolato i ricercatori dell’Ulysses Project, analizzando i 18 anni di dati raccolti dalla sonda spaziale Ulisse, lanciata dall’Agenzia Spaziale Europea e dalla Nasa nel 1990. Da allora, la densità del vento solare risulta diminuita del 20-25 per cento (e la sua temperatura del 13 per cento) facendo registrare i valori più bassi degli ultimi cinquant’anni. La sonda ha anche rilevato un indebolimento del campo magnetico solare superiore al 30 per cento.
Se il nostro pianeta è protetto dall’atmosfera terrestre, le future attività umane nello spazio potrebbero richiedere l’ adozione di misure di protezione superiori a quelle in uso fino ad oggi.
I raggi cosmici sono fasci di particelle e radiazioni – che comprendono elettroni e nuclei di atomi – generati nelle esplosioni stellari e nei buchi neri, e viaggiano nello spazio con altissima energia e velocità . Il vento solare forma una specie di enorme bolla (la eliosfera) che fa da schermo a questi raggi, proteggendo l’intero Sistema Solare. È difficile stabilire le conseguenze dell’indebolimento di questo scudo ma secondo gli ingegneri e gli astrofisici potrebbe creare seri problemi alle componenti elettroniche dei satelliti. Anche le passeggiate nello spazio potrebbero essere più rischiose per gli astronauti, viste le alte dosi di radiazioni associate ai raggi cosmici.
GALILEO
Per concludere questa è la probabilità in percentuale:
Inverno 2008/2009 più caldo e secco della norma: 8%
Inverno 2008/2009 più freddo e secco della norma: 7%
Inverno 2008/2009 corrispondente alla norma: 85%
In dettaglio: si prospetta un’inverno sostanzialmente regolare, con temperature inferiori di 0,5°C.
Piovosità prevista: superiore dal 5-10% rispetto alla norma del periodo fin verso febbraio, poi inferiore del 5-10% rispetto alla norma a marzo 2009.
Inutile evidenziare quanto siano da ritenere probabili nevicate anche consistenti secondo queste ultime proiezioni stagionali.
Secondo le previsioni statistiche che però non hanno alcuna attendibilità , per il semplice fatto che non prendono in considerazione lo stato degli indici climatici, questo potrebbe essere l’inverno del secolo, ossia un inverno glaciale, particolarmente rigido ma sostanzialmente asciutto.
La statistica prende comunque il considerazione l’importante fatto che anche il clima si conporta con un andamento ciclico e che dunque determinati fattori si ripetorno entro un certo lasso di tempo.
Ora il tutto sta nelle mani di madre natura!!
9DvCFP Thanks for good post
Posted on dicembre 30th, 2008 at 21:28
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