Nevicate frequenti anche in pianura
Possiamo dire che l’inverno 2008/2009 è caratterizzato da frequenti e talora abbondanti precipitazioni nevose che nel Nord Ovest Italiano e nella Svizzera Italiana raggiungono spesso le pianure con quentitativi anche rilevanti.
In montagna i quantitativi nevosi hanno sfiorato i 2 metri di neve nella Svizzera Italiana sopra i 1000 metri di quota circa, mentre nell’area compresa tra le Alpi Vallesane e le Alpi Piemontesi, il manto nevoso ha raggiunto i 2 metri e mezzo (localmente è risultato anche maggiore).
Le intense nevicate di quest’anno sono state e sono tutt’ora favorite dalla presenza di determinate configurazioni bariche che si ripresentano con una certa regolarità.
Sovente si ha un’afflusso di aria fredda di origine continentale nei bassi strati della troposfera, correnti fredde che scorrono lungo il fianco Sud Occidentale di un centro Anticiclonico centrato sull’Est Europeo, questa situazione spesso precede un richiamo di miti correnti di Scirocco dal Nord Africa che scorrono lungo il fianco Orientale di una circolazione depressionaria che si genera nel Mediterraneo centro-Occidentale creando condizioni favorevoli a intense precipitazioni nevose fino a basse quote.
Infatti qui entra iin gioco la particolare conformazione orografica del territorio che caraterizza in Nord Italia grazie alla presenza della catena Alpina.
L’aria fredda che spesso precede fasi perturbate per la formazione di un minimo depressionario sull’area Mediterranea, resta “intrappolata” per giorni alle quote medio-basse dalla catena Alpina creando le cosidette sacche di resistenza sul Nord Ovest Italiano (Piemonte, Lombardia e Svizzera Italiana).
Le intense precipitazioni nevose sono prodotte dall’effetto di sbarramento da Sud delle miti correnti Nord Africane, che raccolgono molta umidità dal Mediterraneo durante l’avanzata verso Nord-Nord Ovest scorrendo sopra “cuscinetti” di aria fredda che come detto in precedenza restano “intrappolati” per giorni dalla presenza della catena Alpina.
L’avanzata dell’aria fredda nei bassi strati sovrastati dal’afflusso di aria caldo-umida produce una situazione da “fronte caldo” che può persistere per diversi giorni lungo il versante Sud Alpino per un’effetto di Stau e una situazione tipicamente favonica a Nord delle Alpi con conseguente tempo tendenzialmente più mite e soleggiato.
Una situazione che quest’anno si ripresenta regolarmente favorendo frequenti precipitazioni, che per giorni cadono sottoforma di abbondanti nevicate in grado si raggiungere a tratti le pianure del versante Sud Alpino.
Tali situazioni si è presentata con una certa frequenza anche durante il resto dello scorso anno 2008, motivo principale per la quale la piovosità a Sud delle Alpi è risultato superiore del 50-60% rispetto alla media, osservando l’andamento termico all’apparenza potrebbe sembrare inferiore rispetto alla media dato il buon iinnevamento che caratterizza la stagione invernale 2008/2009.
Ma l’attuale inverno 2008/2009 è realmente così freddo come potrebbe sembrare a primo acchito?
Secondo Meteosvizzera non è proprio così, ecco i dati raccolti dal servizio meteorologico della Svizzera Italiana:
Prendendo la stazione di Locarno-Monti come riferimento, la media della temperatura di dicembre 2008 e gennaio 2009 è di circa 3.2 °C, paragonata al valore dei due mesi del periodo di riferimento (1961-1990) di 3.5 °C, dunque soltanto qualche decimo inferiore al normale.
Ma solo pochi anni orsono (2005-2006) la temperatura è stata di appena 2.1 °C, rispettivamente di 2.8°C nel 2001-2002. A questi valori piuttosto rigidi si contrappone il 2006-2007 con 5.6 °C.
Assieme ai 6.0 °C del 1974-1975 essi rappresentano gli estremi più miti della serie, risalente al 1864.
All’altro estremo si situa invece il dicembre 1879 – gennaio 1880 con -0.7 °C (l’unico valore negativo della serie).
Cinque anni hanno avuto valori compresi tra 0.3 e 0.9 °C, tutti gli altri dei valori di 1°C o superiore.
L’intervallo decisamente più freddo ha avuto luogo tra il 1874 e il 1897 quando la media globale dei due mesi è stata di appena 2.1 °C, il periodo più mite si trova invece tra la fine degli anni ’80 e la fine degli anni ’90 con ben 4.2 °C!
Per l’attuale inverno, le stazioni situate a quote più elevate di quella di Locarno-Monti o di Lugano mostrano scarti negativi un po’ più importanti e anche al Nord delle Alpi lo scaro è più marcato.
A livello Svizzero (ciò che significa una media di 12 stazioni scelte poste in tutte le principali regioni climatiche del Paese), il gennaio 2009 è il più freddo da 22 anni (dal 1987).
Al Sud delle Alpi, prima del 1987 troviamo invece il 2006 con un gennaio più freddo dell’attuale.
Dati tratti da: Meteosvizzera
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