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Blog di Meteorologia, Eliofisica, Storia, Fisica, Astronomia a cura di Flavio Scolari

Apophis

Posted by Enea On settembre - 30 - 2008

Nel dicembre 2005 ha avuto spazio la notizia che l’asteroide Apophis potrebbe colpire la Terra il 13 aprile 2036 (giorno di Pasqua).
Apophis (già noto come 2004 MN4) è un NEO (Near Earth Object), cioè un corpo che passa molto vicino alla Terra. È stato scoperto il 19 giugno 2004; dapprima si pensava che potesse colpire il nostro pianeta nel 2029, ma calcoli più precisi hanno spostato l’anno del possibile impatto al 2036.
In effetti, il 13 aprile 2029 Apophis passerà a soli 36.360 km dalla Terra (sarà facilmente visibile a occhio nudo). Questo passaggio altererà la sua orbita, in un modo che a quell’epoca si potrà valutare se pericoloso per il nostro pianeta (la sua orbita potrebbe entrare in risonanza con quella della Terra).
Per quanto riguarda il rischio d’impatto, la scala Torino classifica Apophis al valore 1 (molto basso, ma non zero), mentre la scala Palermo al valore –1,35. I valori della scala Torino vanno da 1 a 10 e valutano la probabilità e l’energia d’impatto. La scala Palermo è logaritmica (il rischio 2 è pertanto cento volte maggiore del rischio 0) e tiene anche in considerazione le date del possibile impatto: i valori minori di –2 si riferiscono a eventi con praticamente nessuna conseguenza, quelli tra –2 e 0 indicano situazioni che meritano attenzione, infine quelli maggiori di zero sono associati a eventi preoccupanti.
Gli asteroidi in grado di provocare una catastrofe sulla Terra sono quelli più grandi di un chilometro. Per calcolare qual è la probabilità che tali corpi colpiscano il nostro pianeta si utilizzano tecniche statistiche basandosi sull’assunzione che circa 65 milioni di anni fa un asteroide grande 10 km colpì la Terra provocando probabilmente l’estinzione dei dinosauri, e che un tale impatto si verifichi approssimativamente ogni 100 milioni di anni. È necessario inoltre sapere quanti più asteroidi di 1 km ci sono rispetto a quelli di 10 km (i corpi più piccoli di 5 km sono però difficili da scoprire).
Secondo calcoli effettuati utilizzando i dati della Sloan Digital Sky rvey (una mappa di un quarto di cielo), c’è una possibilità su 5000 che un asteroide colpisca in modo catastrofico la Terra nei prossimi cento anni. L’eventualità è meno probabile di quanto finora creduto. Si è stimato che sono circa 700.000 gli asteroidi grandi abbastanza da distruggere una civiltà terrestre, approssimativamente un terzo di quanto risultato da una stima precedente, in base alla quale gli asteroidi pericolosi risultavano essere circa 2 milioni, con circa una possibilità su 4500 di collisione.
Gli asteroidi potenzialmente rischiosi per la Terra orbitano attorno al Sole lungo una fascia situata tra Marte e Giove. Non è ben chiaro come questi corpi possano lasciare la loro fascia e incrociare la Terra. Secondo un recente studio, gli asteroidi più grandi potrebbero essere spinti gradualmente fuori dalla loro fascia dall’assorbimento e riemissione della luce solare. Nel corso di milioni o miliardi di anni l’energia reirradiata avrebbe l’effetto di spostare gli asteroidi come succede alle comete che espellono gas.


http://upload.wikimedia.org/wikipedi…-_23-01-07.jpg

Tratto da: Astronomia - Cosmored: cultura e attualità astronomica

Precauzioni per scongiurare eventuali impatti catastrofici


pponendo che con il passare del tempo, il rischio che Apohis aumenti, quali potrebbero essere le precauzioni prese in considerazione ond’evitare un eventuale impatto catastrofico?

Il primo asteroide, Cerere, venne scoperto casualmente 1° gennaio 1801 da Giuseppe Piazzi, direttore dell’Osservatorio di Palermo dal 1787, mentre era intento ormai da nove anni ad un programma di ricerca di moti propri stellari.

Ma, prima che fosse possibile calcolarne l’orbita, Cerere divenne inosservabile perché troppo vicino al Sole.

A partire dalle poche osservazioni di Piazzi, tuttavia, il grande matematico tedesco Carl Friedrich Gauss riuscì a calcolare l’orbita e a darne le successive posizioni in cielo finche, il 1° gennaio 1802, ad un anno esatto dalla scoperta von Zach poté ritrovarlo.

Fu Olbers a scoprire il secondo pianetino, Pallade, il 28 marzo 1804.

Harding scoprì il terzo, Giunone, nel 1804 e nel 1807 ancora Olbers trovò il quarto, Vesta.

Da allora le scoperte si moltiplicarono vertiginosamente: ad oggi si conoscono i parametri orbitali di circa 100.000 pianetini e si ritiene che ne esistano almeno un milione.

Si tratta probabilmente dei resti dell’antica formazione dei pianeti, i planetesimi, posti principalmente fra Marte e Giove, ma non solo, che non riuscirono a condensarsi per formare un vero pianeta a causa del disturbo gravitazionale del vicino Giove.

Oltre alla fascia principale degli asteroidi, posta fra Marte e Giove, ne esiste un’altra, più esterna, la “cintura di Edgeworth-Kuiper”, posta principalmente all’esterno di Nettuno. Qui l’aggregazione dei planetesimi di roccia e ghiaccio in pianeti più grandi, aventi diametri dell’ordine di 1000 km, e poi in veri pianeti, fu troncata prematuramente perché essi furono espulsi all’esterno della cintura, lasciando fra gli oggetti più grandi solo Plutone, Caronte ed il grande satellite di Nettuno, Tritone e, ad un ordine di grandezza inferiore, migliaia di piccoli pianeti ghiacciati, una cinquantina dei quali, con diametri tra 100 e 400 km, sono stati scoperti di recente.

Lo studio scientifico degli asteroidi coinvolge solitamente attrezzature molto complesse ed onerose; la disponibilità delle camere CCD ha però permesso di effettuare vera e propria ricerca, suffragata anche da scoperte di nuovi oggetti, impiegando telescopio con diametri dell’ordine dei 20-25 cm. La complessità delle osservazioni è insita nella corretta pianificazione in quanto la fase di ripresa e di riduzione dei dati non presenta grosse difficoltà (sempre nel caso di tecnica osservativa con CCD).

La Sezione Asteroidi UAI ha attivi i seguenti programmi di ricerca: astrometria e fotometria CCD. Le osservazioni astrometriche eseguite con camera CCD vengono inviate al Minor Planet Center per il calcolo delle orbite degli oggetti osservati.

Le osservazioni fotometriche sono molto impegnative e permettono di determinare diverse caratteristiche fisiche degli oggetti osservati come la forma dell’oggetto ed alcune caratteristiche superficiali.

Fonte: Google. Risultato della ricerca di immagini per http://www.webalice.it/maggioantonio2/ricerche/apophis/asteroidi1.jpg

La Nasa cerca astronauta-salvamondo:

Il pericolo è costituito dall’asteroide Apophis, che nel 2036 potrebbe colpire la Terra nel giorno di Pasqua

CAPE CANAVERAL (Usa) - Non sarà uno dei film che rimarrà nella storia del cinema, ma probabilmente la pellicola fantascientifica «Armageddon» sarà ricordata come quella che ha ispirato la Nasa in un progetto destinato alla salvezza della Terra. Da alcuni anni infatti l’incubo degli scienziati di Cape Canaveral si chiama Apophis ed è l’asteroide che nel 2036 potrebbe schiantarsi sulla Terra provocando una terribile catastrofe, simile a quella che milioni anni fa avrebbe portato all’estinzione dei dinosauri.

PROGETTO - Per salvare la Terra, la Nasa sta progettando un piano che ricorda molto quello raccontato nel film che aveva come protagonista Bruce Willis: il centro scientifico ha intenzione di far sbarcare sull’asteroide, o nelle vicinanze, un astronauta per disintegrare o deviare la traiettoria dell’asteroide. La missione sembra proibitiva, perché al di là delle incredibili difficoltà nel raggiungere Apophis, essa è molto pericolosa: come Bruce Willis l’eventuale «salvatore della Terra» rischierebbe seriamente di rimanere ucciso nella missione.

SCIENZIATI - Chris McKay, scienziato della Johnson Space Centre della Nasa a Houston, intervistato dal sito Space.com ha detto: «Sono state dette già troppe cose su questo eventuale astronauta che avrebbe l’incarico di avvicinarsi all’asteroide. Bisogna studiare tutte le possibilità e vedere se veramente è possibile spedire una persona dove si trova l’asteroide e se ci sono possibilità reali che questo possa essere distrutto».

CIFRE - Le cifre presentate dagli scienziati sono preoccupanti: un asteroide di appena un 1 km di diametro che colpisse la Terra potrebbe generare un’esplosione pari a una bomba atomica di 50 mila megatoni. Si potrebbe provare a distruggerlo con una testata nucleare, ma probabilmente sarebbe inutile perché l’esplosione potrebbe produrre migliaia di piccoli asteroidi che non muterebbero la loro traiettoria, ma avrebbero il tempo di riformare la grande massa e provocare le stesse catastrofi. Secondo gli scienziati la migliore soluzione per evitare il peggio sarebbe deviare l’orbita dell’asteroide.

MISSIONE - «Una missione umana potrebbe portare buoni frutti», dice McKay. «Prima della missione si dovrebbero fare numerose prove per essere certi dei risultati». C’è chi addirittura vede nel progetto un modo per accelerare le conoscenze spaziali e ridare vigore alle scoperte scientifiche: «La missione-asteroide ci potrebbe far conoscere i segreti più profondi dello spazio», dice Tom Jones, ex astronauta. Dobbiamo accelerare lo sviluppo e le conoscenze e ridare importanza alle missioni spaziali».

Fonte: Google. Risultato della ricerca di immagini per http://www.webalice.it/maggioantonio2/ricerche/apophis/asteroidi1.jpg

Una cometa come la bomba A

Chi abitava in Germania meridionale all’epoca degli antichi romani potrebbe aver sperimentato l’impatto di una cometa talmente grande da aver rilasciato un’energia 5 mila volte più potente della bomba atomica. Un gruppo di scienziati guidati da Kord Ernston, dell’Università di Würzburg, ritiene infatti che un gruppo di crateri scoperti nei pressi del Chiemsee, un lago nella parte sudorientale della Baviera, possa essere stato causato dai frammenti di una cometa disgregatasi nell’atmosfera terrestre.

Lo dimostrerebbero alcuni reperti archeologici di origine celtica, tra cui alcune monete, che sembrano essere state fortemente riscaldati su un solo lato. L’impatto, sulla base degli anelli di accrescimento degli alberi e di alcune cronache dell’epoca, è stato datato attorno al 200 avanti Cristo.

I geologi di Würzburg ora cercano prove a sostegno dell’ipotesi. In particolare, se effettivamente c’è stato un impatto, questo avrebbe dovuto distruggere ogni abitazione e la vegetazione nel raggio di chilometri e avrebbe dovuto alterare le condizioni climatiche della regione. In effetti gli anelli degli alberi mostrano attorno al 207 avanti Cristo un rallentamento della crescita del tronco, che potrebbe essere causato da un raffreddamento della temperatura dovuto alle polveri sollevate in atmosfera dall’impatto.

Nella zona sono stati trovati oltre 36 crateri, il più grande dei quali è stato riempito nel corso dei secoli dalla pioggia ed è diventato un altro lago, il Tuttensee. Secondo gli esperti, si sarebbe trattata di una cometa a bassa densità di circa un chilometro di diametro che si è disintegrata a circa 80 chilometri di altezza. L’impatto è avvenuto a circa 4000 chilometri all’ora rilasciando energia per 106 milioni di tonnellate di TNT. Per capire le proporzioni, la bomba che distrusse Hiroshima sprigionò un’energia equivalente a circa 20 000 tonnellate di TNT.

Fonte: Agenzia ZadiG

Asteroide verso la Terra:

Secondo l’astronomo russo Sergey Smirnov, ricercatore presso il Pulkovo Space Observatory, un asteroide potrebbe colpire il nostro pianeta nel 2029. Questa asserzione è stata resa pubblica durante una recente conferenza stampa svoltasi a Mosca.

Si tratta dell’asteroide “Apofiz-99942” che dovrebbe sfiorare la Terra il 13 aprile 2029 ad una distanza talmente irrisoria, si stima da 30mila a 40mila km, che la gravità stessa del nostro pianeta potrebbe attirare il “proiettile celeste” vero se stesso, asserisce Sergey Smirnov.

Ad una distanza così ravvicinata – continua l’astronomo - l’asteroide attraverserà l’orbita geo-stazionaria in cui orbitano tutte le telecomunicazioni e moltissimi satelliti militari, per cui non è difficile immaginare cosa potrebbe implicare il suo passaggio. Se poi colliderà con il nostro pianeta…

Per i lettori che volessero approfondire l’argomento suggerisco di digirare, in qualsiasi motore di ricerca, la parola chiave: Apofiz-99942.

Fonte: Interfax news agency reports / novembre 2006

ffetti di un impatto cometale di una certa dimensione


In prima battuta la Scala Torino può essere paragonata alla Scala Richter.
Le accomuna il fatto che si riferiscono a eventi piuttosto spiacevoli: la Scala Richter è impiegata per classificare i terremoti mentre la Scala Torino serve a catalogare il rischio di un possibile impatto di comete e asteroidi con la Terra.
Al momento della scoperta di un nuovo oggetto è veramente molto difficile prevedere dove potrà trovarsi nelle settimane o nei mesi successivi. Tale incertezza dipende dal fatto che i dati osservativi disponibili sono solitamente limitati nel tempo, cioè riguardano un tratto molto breve dell’orbita e questo fatto introduce dei limiti nella precisione dei calcoli.
In realtà nella maggior parte dei casi i dati disponibili consentono fin dal primo momento di escludere, per almeno un centinaio d’anni nel futuro, che si possano verificare passaggi ravvicinati pericolosi per la Terra. Purtroppo, però, rimangono ancora dei casi per i quali il rischio di una collisione non può essere del tutto escluso e per tali casi è necessario indicare il grado di potenziale pericolosità.

La Scala Torino impiega dei numeri da 0 a 10. Lo zero significa che un oggetto non ha praticamente nessuna probabilità di collidere con la Terra mentre il dieci indica la collisione certa. In realtà vengono classificati di grado zero anche i possibili impatti di oggetti troppo piccoli per riuscire a superare lo scudo dell’atmosfera terrestre.
Un evento viene classificato valutando due fattori: la probabilità che avvenga la collisione e l’energia cinetica posseduta dall’oggetto. Un oggetto in grado di avvicinarsi più volte alla Terra potrà avere distinti valori nella Scala, uno per ciascuno dei suoi passaggi ravvicinati. Nella Scala Torino non sono ammessi valori frazionari o decimali, ma unicamente numeri interi.
E’ importante sottolineare che la classificazione di un evento non è mai un fatto stabilito una volta per tutte.
In altre parole, non si tratta di una scala definitiva: la posizione assegnata ad un evento nella Scala (dal valore 1 a quelli più elevati) è soggetta a mutare con il passare del tempo. Il cambiamento dipende dall’affinamento della nostra conoscenza dell’orbita dell’oggetto: un maggior numero di dati potrà confermare per l’oggetto un passaggio a distanza di sicurezza dalla Terra. Perciò anche se, provvisoriamente, un oggetto appena scoperto venisse classificato in classe diversa da zero, alla fine si assisterà ad una sua riclassificazione al livello più basso. E’ quasi impossibile il contrario: un oggetto classificato fin dall’inizio di grado zero ben difficilmente potrà cambiare con il tempo questa sua collocazione.

Come si può notare osservando lo schema riportato qui sopra, la Scala Torino codifica gli eventi non solo con i numeri, ma anche attraverso dei colori (bianco, verde, giallo, arancione e rosso), con i seguenti significati:

Bianco - Eventi che non hanno alcuna conseguenza
E’ da escludere che avvenga l’impatto oppure l’oggetto è talmente piccolo che è quasi certa la sua completa distruzione nell’atmosfera. Al bianco corrisponde la categoria 0.

Verde - Eventi che meritano accurato monitoraggio
Ci si riferisce ad oggetti che avranno incontri ravvicinati con probabilità di collisione molto bassa e perciò non preoccupante. Tuttavia la prudenza suggerisce di tenere sott’occhio le loro orbite in modo da rendere più accurato il calcolo delle probabilità d’impatto, con la speranza di riclassificare l’evento riportandolo alla categoria zero. Al verde corrisponde la categoria 1.

Giallo - Eventi che preoccupano
Sono così codificati gli incontri ravvicinati con oggetti che hanno probabilità di collisione più alte di quelle che tipicamente può sperimentare la Terra su un arco temporale di alcuni decenni. Si tratta di oggetti per i quali è prioritaria l’accurata determinazione dell’orbita. Al giallo corrispondono le categorie 2 - 3 - 4.

Arancione - Eventi minacciosi
Si codificano in questo modo gli incontri ravvicinati con oggetti in grado di causare devastazione regionale o globale per i quali la probabilità di impatto è maggiore di quella che tipicamente può sperimentare la Terra ogni secolo. Assolutamente prioritaria la determinazione accurata dell’orbita di questi oggetti. All’arancione corrispondono le categorie 5 - 6 - 7.

Rosso - Collisione certa
Appartengono a questa classe gli oggetti che sono in rotta di collisione certa con la Terra e dai quali l’atmosfera non ci può più proteggere. Si tratta di eventi in grado di provocare non solo danni locali o devastazioni su scala regionale, ma anche una catastrofe climatica globale. Al rosso corrispondono le categorie 8 - 9 - 10.

L’ideatore della Scala Torino è il dr. Richard P. Binzel del Dipartimento di Scienze Planetarie, Terrestri e dell’Atmosfera del M.I.T. (Massachusetts Institute of Technology).
Binzel presentò la prima versione della Scala nel 1995 ad un Convegno delle Nazioni Unite. La prima pubblicazione ufficiale del Near-Earth Object Hazard Index (questo era allora il nome della Scala) risale al 1997, sugli Annals of the New York Academy of Sciences (volume 822).
Una nuova versione venne presentata nel corso del Convegno sui NEO svoltosi a Torino nel giugno 1999 e, dopo una votazione, fatta propria dai partecipanti. Per tale motivo fu ribattezzata Scala Torino.

La Scala Palermo:

La Scala Palermo (Palermo Technical Impact Hazard Scale) è uno strumento degli addetti ai lavori nel campo dei NEO. La sua introduzione si è resa necessaria per poter assegnare un grado di priorità agli eventi che nella Scala Torino erano classificati allo stesso livello.
Concretamente la Scala esprime il rapporto tra la probabilità che avvenga un evento specifico e la probabilità media che un oggetto di uguali dimensioni possa colpire la Terra negli anni che ci separano dall’evento considerato. A questo rischio medio ci si riferisce con il nome di background risk.
Per convenienza si è scelto di costruire una scala logaritmica. Questo significa che ad un indice –2 corrisponde un evento solamente l’un per cento più probabile di un impatto casuale della stessa gravità nel corso degli anni che ci separano da quell’evento. Viceversa un indice +2 significa che quell’evento è 100 volte più probabile del background risk.

Mentre la Scala Torino è stata creata quale strumento di comunicazione al pubblico dell’entità del rischio associato ad un futuro incontro ravvicinato con una cometa o un asteroide, la Scala Palermo è uno strumento a disposizione degli esperti per quantificare più dettagliatamente il livello di preoccupazione connesso con la possibilità di un potenziale impatto futuro.
Grazie ad essa si possono valutare in modo più accurato i rischi associati agli eventi che appartengono allo stesso livello nella Scala Torino. E’ attraverso la classificazione nella Scala Palermo che si decide con quale priorità procedere nell’osservazione e nell’analisi degli oggetti da monitorare.
I valori della Scala Palermo non sono discreti come quelli della Scala Torino, ma continui (sono consentiti sia valori positivi che negativi) ed inoltre dipendono strettamente dal numero di anni che ci separa dal potenziale impatto nonché dall’energia ad esso associabile.

Fonte: Scala Torino e Scala Palermo

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