Scritto da Flavio Scolari
Spesso per descrivere variazioni climatiche si tende a dare maggior importanza alle ripartizione media delle precipitazioni che si riscontra tra le diverse latitudini, prendendo meno in considerazione la ripartizione media delle precipitazioni che si può riscontrare tra i continenti e gli oceani, secondo me anch’esso è un fattore molto importante e indotto da determinati tipi di configurazioni bariche che più tipicamente si possono riscontrare nell’arco di un certo lasso di tempo (aumento della continentalità climatica associato ad una diminuzione media della zonalità dei venti, sopratutto in sede Europea).
Scritto da Flavio Scolari
Proprio in questi giorni stiamo assistendo ad una condizione tipicamente autunnale ma in presenza di una vasta area di alta pressione che abbraccia buona parte dell’area del Mediterraneo e più marginalmente il Nord della penisola Italiana, tuttavia le regioni del Nord hanno visto il transito di nuvolosità compatta prevalentemente di tipo stato-cumuliforme per l’influenza marginale di 3 deboli perturbazioni Atlantiche in transito a Nord delle Alpi
Scritto da Flavio Scolari
Mediterraneo o sull’Europa centro-Orientale con dunque una ventilazione prevalentemente settentrionale sull’Europa
centro-Occidentale, in queste circostanze il versante Sud Alpino come pure in Nord Italia vedrebbero una minor
piovosità e un clima tendenzialmente più mite per effetto del favonio, viceversa un maggior innevamento a Nord delle
Alpi.
Scritto da Flavio Scolari
Secondo recenti osservazioni geologiche le zolle si muovono con un’andamento pressapoco ciclico.
Oggi i ricercatori sono tutti concordi che la crosta terrestre abbia subito una costante riconfigurazione con derive e aggregazioni delle zolle che nell’arco di miliardi di anni ha prodotto nuove configurazioni delle terre emerse come pure nuove catene montuose.
Scritto da Flavio Scolari
È proprio vero che sulle nostre regioni se tra la fine degli anni ‘90 e i primi del 2000, le annate si susseguivano con una piovosità media inferiore alla norma, in queste ultime annate la piovosità risulta sempre essere superiore del 40-60% rispetto alla stessa media presa in considerazione, anche dal punto di vista termico, se in passato si avevano medie sempre superiori alla norma di alcuni gradi, attualmente le medie annue sono solo leggermente superiori o corrispondenti alla morma, tutto questo mi lascia pensare che qualcosa stia veramente cambiando in senso più generale.
Scritto da Flavio Scolari
Le nubi e le perturbazione si spostano attraverso l’atmosfera per mezzo di una circolazione atmosferica che non conosce confini politici, creare una rete di rilevamento globale con dati accessibili a qualsiasi paese del globo, risulta essenziale al fine di poter elaborare qualsiasi previsione meteorologica.
Scritto da Flavio Scolari
Si riconferma il peggioramento per il prossimo Weck-End per l’ingresso di una massa d’aria più fresca dal Nord Atlantico.
Tale fase sarà preceduta da un’aumento delle temperature che si porteranno sui +26/+28°C e da tempo piuttosto stabile lungo l’arco Alpino tra martedi e venerdi.
Venerdi in serata aumento della tendenza a isolati temporali serali, sabato temporali più diffusi per l’avanguardia della perturbazione che porterà un marcato peggioramento sul Nord Italia probabilmente a cavallo tra sabato sera e domenica.
Scritto da Flavio Scolari
Far piovere artificialmente, favorire la formazione delle nubi o intervenire sulle tempeste tropicali può tutt’oggi sembrare fantascenza, mentre invece è oramai realtà già da alcuni decenni.
Ridurre la portata dei cicloni tropicali o la portata delle precipitazioni all’interno di una perturbazione.
Scritto da Flavio Scolari
Un esempio di sistema per il monitoraggio dei temporali è quello di Nefodina, ma come funziona?
Inanzitutto è bene ricordare che una nube, più è elevata, meglio sarà visibile alle immagini satellitari riprese all’infrarosso poichè aventi una temperatura inferiore, vicaversa le nubi poste negli strati medio-bassi della troposfera, avendo una temperatura più elevata, risultano meno visibili alle immagini satellitari infrarosse.
Scritto da Flavio Scolari
Il parco nazionale dello Yellowstone è noto per i suoi numerosi Geysers, ma sopratutto per la presenza del supervulcano, uno dei pochi oggigiorno ancora attivo, che occupa ben 1/3 dell’intera superficie del parco dello Yellowstone.
Il supervulcano dello Yellowstone misura circa 70 km di lunghezza, 30 km di larghezza ed è posto a 8 km di profondità sotto la crosta terrestre.