Thursday, February 9, 2012

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Norme ammazza blog: work in progress

Posted by gluca On settembre - 27 - 2009

Nel nostro Paese, la legislazione sta cercando di regolamentare, o meglio di porre sotto il proprio controllo il grande mondo libero di Internet. In questi mesi, abbiamo visto sempre più spesso il parlamento italiano occuparsi del web, ma non per legiferare su temi importanti come la lotta alle truffe, violazioni dei copyright o altri fatti gravi, ma per mettere in riga la libera informazione del web. Infatti il dito è puntato contro quei blog o siti Internet dove la gente esprime le proprie opinioni e dove cerca di fare informazione libera. Per informazione libera non si intende assolutamente come testate giornalistiche, c’è una bella differenza tra un giornale e un blog, mentre i nostri parlamentari stanno cercando in tutti i modi possibili di fondere le due cose.
Censura
Il primo passo verso la censura è stato fatto con la “legge ammazza-blog” che si occupa del diritto di rettifica e risposta. In sostanza questo diritto impone ai blog qualora sbagliano a scrivere un post riferito ad un persona accusandola di qualcosa non vera di permettere alla persona di rispondere o chiedere appunto la rettifica del post. Fin qui tutto è normale, anzi è un diritto sacrosanto, il problema sorge con i limiti che la legge va ad imporre, cioè obbligare il proprietario del blog ad intervenire entro 48 ore altrimenti, qualora ritardasse l’intervento una multa elevata. Questi limiti non possono essere associati ai comuni blogger in quanto dietro al blog non c’è uno staff che lavora ogni giorno. Se io blogger vado in vacanza un mese non c’è nessuno che può mettere in atto la rettifica verrei multato pesantemente.

Ora si sta parlando di regolamentare ulteriormente il web e di fatto si vogliono introdurre norme per far inglobare i blog nel mondo delle testate giornalistiche o prodotti editoriali. Di fatto, almeno il 60% dei blog sarebbero costretti a chiudere. Diventare testata giornalistica prevede prima di tutto dei costi e degli atti, anche presso il tribunale, per registrare la testata, costi e procedure complesse. Inoltre ci dovrebbe essere un direttore che per forza deve essere un giornalista e capite bene che un blog non può di certo permettersi tutto ciò.

L’impressione è che i politici mettano in atto queste azioni perché, prima di tutto non conoscono minimamente il mondo del web, inoltre vedono la libera informazione di Internet come una minaccia, sopratutto per la miriade di blog e siti che giorno dopo giorno commentano e discutono su una politica caduta veramente in basso.

Ovviamente, mentre all’estero i blog potranno tranquillamente continuare il loro lavoro di libera informazione, qui in Italia molti dovranno chiudere e questo implica la censura. Il mondo del web ci ha insegnato una cosa importante e noi speriamo che anche questa volta accada: il web e i suoi utenti sono un unico corpo che si muove insieme e quando viene attacco è sempre in grado di esserne immune semplicemente evolvendosi ulteriormente.

Sei favorevole alle norme che colpiscono i blog?

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Il decreto sicurezza è diventato legge.

Pacchetto che ha acceso molte polemiche nella vita politica italiana. Voluto fortemente dalla Lega Nord che ha incentrato la sua campagna elettorale sulla sicurezza pubblica.

Il decreto sicurezza ha come suoi punti principali la lotta contro l’immigrazione clandestina (reato di clandestinità) e il ripristino immediato di un livello minimo di sicurezza nelle città italiane.
Immigrazione
Subito una dura risposta dal Vaticano che vede questa legge non sufficiente e non in grado di raggiungere i suoi obiettivi, inoltre sostiene che non basta l’ordine pubblico per risolvere il problema dei clandestini. Provocatoria è stata la risposta del ministero dell’Interno Roberto Maroni: “E’ la solita liturgia”.
Vediamo la norma più contestata, ovvero il reato di clandestinità:
Un irregolare trovato in territorio italiano dovrà pagare una multa da 5mila a 10mila euro, ma ovviamente si sa già che non potrà farlo, dato che è venuto in Italia per lavorare, a quel punto scatterà la denuncia e di conseguenza il reato di immigrazione clandestina.
Altra norma discussa è la legalizzazione delle ronde, cioè cittadini comuni che circolano nella città e se vedono qualcosa di strano avvertono le forze di pubblica sicurezza. Ricordiamo che la nostra Costituzione non vieta assolutamente che un cittadino circoli nel territorio italiano e se vede qualcosa di allarmante avverti la polizia, ma al tempo stesso dobbiamo evitare che queste ronde abbiano un carattere politico e che si sostituiscano alle forze dell’ordine.

Ecco i principali punti by Tgcom.com:

Reato di clandestinità
L’immigrazione clandestina diventa un reato. L’articolo 21 del disegno di legge introduce nell’ordinamento italiano il reato di “ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato”. I clandestini, in base alla nuova disciplina, non rischiano l’arresto ma si vedranno infliggere un’ammenda dai 5mila ai 10mila euro. Ma la norma più che convincere gli irregolari a non restare in Italia per non dover pagare la multa, renderà possibile denunciare i clandestini all’autorità giudiziaria.
Secondo alcuni esperti, il reato di immigrazione potrebbe far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta (medici-spia, presidi-spia, perfino postini-spia). L’extra comunitario che arriva in Italia senza permesso di soggiorno può rimanere nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione)  fino a 180 giorni. Fino a  oggi il periodo era di due mesi.

Tassa di 200 euro per cittadinanza
Per avere la cittadinanza si dovranno pagare 200 euro. Per il permesso di soggiorno invece la tassa sarà fissata dai ministeri dell’ Interno e dell’Economia tra gli 80 e i 200 euro. Inoltre, l’extracomunitario che arriva in Italia senza permesso di soggiorno potrà rimanere nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) fino a 180 giorni. Ora il periodo è di due mesi.

Adottabili i figli delle clandestine
Per accedere ai pubblici esercizi gli stranieri dovranno esibire il permesso di soggiorno (tranne che per l’iscrizione dei figli alla scuola dell’obbligo). Altrimenti, essendo la clandestinità un reato, scatterà l’obbligo della denuncia. Le madri irregolari non potranno iscrivere i propri figli all’anagrafe e quelle sprovviste di passaporto non potranno neanche riconoscerli rendendoli così subito adottabili.

Polizia di StatoCarcere per chi affitta agli irregolari
Si rischia il carcere fino a tre anni se si da’ in alloggio o si affitta anche una stanza a stranieri che risultino irregolari al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione. Ma ci deve essere un ingiusto profitto.

Inasprito il 41 bis
Saranno lasciati intatti i poteri del procuratore antimafia. La detenzione tornerà a essere più lunga di altri 4 anni. Si prevedono carceri “ad hoc” per i boss preferibilmente sulle isole. Più difficile per loro comunicare anche con l’esterno.

Ronde, via libera
Semaforo verde per i gruppi formati da appartenenti ad associazioni di volontari che potranno coadiuvare le forze dell’ordine segnalando situazioni di potenziale pericolo. Le ronde non saranno armate e verranno registrate in appositi elenchi pubblici.

Oltraggio a pubblico ufficiale
Chi insulta un pubblico ufficiale rischia fino a tre anni di carcere. Ma se si risarciscono agente ed Ente a cui questo appartiene, il reati si estingue. Nessuna condanna se è il pubblicoi ufficiale ad avere commesso atti arbitrari.

Norme sull’accattonaggio
Il ministero dell’Interno predisporrà un apposito registro dove verranno registrati i clochard senza fissa dimora.

Vietato imbrattare i monumenti
Previsto il carcere fino a tre mesi per i cosiddetti “writers” urbani se ad essere imbrattati saranno monumenti o palazzi di interesse storico, la pena sale a sei mesi se l’azione vandalica riguarda immobili o mezzi pubblici.

Obbligo denuncia “pizzo”
Per partecipare alle gare d’appalto i costruttori dovranno denunciare ogni tentativo di estorsione ai propri danni. Basterà che un pentito, anche in un altro procedimento, sostenga che ci sia stata un’estorsione senza conseguente denuncia, che l’estromissione dalla gara dell’imprenditore è assicurata.

Il decreto sicurezza risolverà i problemi delle nostre città?

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6-7 Giugno 2009: i cittadini europei chiamati al voto

Posted by gluca On maggio - 30 - 2009

Elezioni europee 2009Sabato 6 e Domenica 7 Giugno 2009, tutti i cittadini europei sono chiamati alle urne, infatti c’è il rinnovo del parlamento europeo.

Per quanto riguarda il nostro Paese dovremmo eleggere 72 europarlamentari. Purtroppo è risultato che i parlamentari italiani a Strasburgo sono quelli più pagati, e morale della favola, quelli con il più alto tasso di assenza, per questo motivo dobbiamo eleggere persone serie e motivate.

L’Italia ha adottato una legge elettorale a sistema proporzionale con voto di preferenza, inoltre c’è la soglia di sbarramento del 4%. Il nostro Paese è stato suddiviso in 5 circoscrizioni:
- Italia nord-occidentale (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia);
- Italia nord-orientale (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna);
- Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio);
- Italia meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria);
Italia insulare (Sicilia, Sardegna).

Negli anni, il parlamento europeo ha assunto una sempre maggiore importanza, infatti ogni governo nazionale deve seguire le direttive che l’organo europeo sancisce. Inoltre l’Europa sta via via assumendo una sempre più rilevante importanza politica ed economica. Sono molto frequenti i casi in cui l’Unione Europea si presenta al mondo unita sotto la bandiera blu a stelle, come un’unica unità fisica. Gli organi europei prendono decisioni su elementi rilevanti per la vita di ogni cittadino europeo (immigrazione, economia, rapporti internazionali, ecc). I finanziamenti che gli Stati membri mettono in atto sono cruciali per la continua innovazione dell’Europa. Quindi è importantissimo che in Europa l’Italia abbia una rappresentanza che faccia sentire la voce della nostra nazione, le nostre necessità e i nostri problemi per cercare una soluzione a livello europeo.

Sottovalutare il parlamento europeo ed astenersi dal voto è una mancata scelta che potrebbe ricadere negativamente sul nostro Paese.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico (Art. 48 – Costituzione della Repubblica italiana).

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Italia: le coppie di fatto

Posted by gluca On aprile - 22 - 2009

Repubblica italianaIn Italia, si sta discutendo da anni delle unioni civili, in particolar modo tra persone dello stesso sesso. Attualmente, non c’è una legge che permetta ciò. Nel 2006-2007, il governo presieduto da Romano Prodi presenta i DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) all’interno di un disegno di legge, mai approvato dal parlamento.

Ora se due persone vivono insieme e non decidono di sposarsi, salvo un legame di sangue (padre-figlio e così via), la legge non garantisce nessun diritto, perché appunto davanti alla legge sono due estranei. All’interno dei DICO rientravano anche le coppie gay, si è strumentalizzato molto questo aspetto, tanto che l’opinione pubblica pensava che i DICO permettessero le nozze alle persone dello stesso sesso. In realtà il disegno di legge non lega come il matrimonio, ma semplicemente riconosce diritti a delle persone che altrimenti non ne avrebbero. Indipendentemente dal sesso, ipotizziamo che due persone non abbiano un legame di sangue, ne si vogliano sposare, in Italia non esiste una legge che permette alle due persone di avere dei diritti reciproci.

Per coppie di fatto si intendo delle persone che per vari motivi non intendono sposarsi, potrebbero anche essere un ragazzo e una ragazza che vogliono andare a convivere insieme e scambiarsi dei diritti (eredità, ecc, insomma far parte della vita reciproca anche dal punto di vista legislativo).

Quando si parla di unioni civili subito si pensa agli omosessuali e queste unioni vengono viste come matrimoni, ma come già detto non lo sono, o almeno i DICO non rappresentavano questo.
Di fatto, due persone unite da un’unione civile non sono coniugi e non hanno gli stessi diritti rispetto alle persone unite dal matrimonio civile.

Un Paese che si reputa civile e democratico dovrebbe occuparsi di tutti i cittadini e garantire diritti, ma anche dare doveri ai propri cittadini.

Parte dell’articolo 3 della nostra carta costituzionale:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

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