Tuesday, May 22, 2012

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Per gli economisti la crisi è passata, ma nella realtà?

Posted by gluca On settembre - 6 - 2009

LavoroQuasi tutti gli economisti concordano a gran voce che la crisi ormai è alle spalle, quindi nei prossimi mesi ci dovrebbe essere una lenta e timida ripresa. Nella realtà, i lavoratori sentono ancora pesantemente questa crisi che non sembra essere passata. Tutti i giorni sentiamo di persone in cassa integrazione, oppure che perdono il lavoro. Se gli esperti dal loro punto di vista tecnico sostengono la fine della crisi, dall’altra parte, dal punto di vista reale sentiamo ancora la forte presenza di un freno nell’economia di tutti i giorni.

Le manifestazioni operaie si sono sparse in tutto il Paese, anche in quelle zone più industrializzate e in quelle a maggiore attrazione economica per il Paese. Al contrario di altri Paesi europei che hanno affrontato questa crisi in questi tempi, ma che hanno conosciuto anni di continuo progresso economico con ottimi risultati in termini di Pil, il nostro Paese attraversa forse il peggior periodo della sua esistenza visto che l’Italia non cresce ormai da anni, certamente questa crisi si è fatta sentire in maniera forte, ma il Bel Paese è fermo da tempo.

Il problema maggiore forse è stata la mancanza di riforme strutturali che avrebbero dovuto ammodernare il Paese e incentivarne la crescita. Questa colpa ricade sicuramente nella politica che non ha fatto scelte che doveva fare, indipendentemente dal colore politico, visto che ci sono stati 5 anni di governo di centrosinistra, 5 anni di governo di centrodestra, 2 anni di governo di centrosinistra (Prodi) e infine 2 anni di governo di centrodestra (Berlusconi, ancora in corso).

Un altro problema è la forte decentralizzazione della produzione. Aziende situate nel nostro Paese hanno l’intera produzione nei Paesi in via di sviluppo, così il Paese sviluppato diventa un “consumatore”, mentre il Paese in via di sviluppo un “produttore“. Ovviamente questo meccanismo non può durare a lungo.

Gli anni passano e anche i problemi passano, solo uniti potremmo pensare ad un futuro positivo.

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Crisi economica: il peggio forse passato?

Posted by gluca On maggio - 7 - 2009

Crisi economicaLe principali economie danno segni di seria, ma debole ripresa economica. Alcune previsioni indicano la ripresa, nel secondo semestre, dell’economia statunitense, ricordiamo che l’effetto domino della crisi è partita dagli USA.

La globalizzazione dell’economia ha portato alla creazione di una grande catena economica, se un anello salta, gli effetti si ripercuotono, più o meno forti, su tutti.

Per l’Italia sono previsti segnali di rilancio dell’economia nel 2010. Purtroppo la nostra economia è penalizzata da un pesante debito pubblico che non permette di fare manovre di certe entità.
Il deficit pubblico dovrebbe crescere di circa il 4,4%.

Al contrario di altri Stati, l’Italia è quella meno colpita, forse perché la nostra economia è stagnante da diversi anni, quindi questa flessione (in negativo) è stata ammortizzata dagli italiani già abituati da un’economia poco brillante.

Il tasso di disoccupazione, dopo anni di recupero, ha iniziato ad aumentare in modo molto sensibile mettendo in difficoltà la popolazione e dando anche instabilità economica.

Il grande gap italiano si può trovare nelle mancate riforme strutturali che il nostro Paese non è stato in grado di fare negli anni, trovandosi così con un gran peso da portarsi dietro. La politica italiana non è stata in grado di unirsi e proporre le innovazioni necessarie. Segnale di questa problematica si può riscontrare nella stagnazione economica che il nostro Paese ha avuto per diversi anni, mentre altri Paesi avevano tassi di crescita del 3-5%, l’Italia era ferma ad 1-1,5%, se non meno.

L’Italia deve rimboccarsi le maniche e reagire con forza e decisione. Ci deve essere uno spirito di solidarietà nazionale e di unione che permette di darsi una mano e di lanciare un nuovo boom economico.

Il Bel Paese ha enormi possibilità e potenzialità. Uniti possiamo farcela, divisi continueremo ad essere deboli.

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UBS taglia 8.700 posti di lavoro entro il 2010

Posted by alex84 On aprile - 15 - 2009

ZURIGO – Un programma di contenimento dei costi che prevede 8.700 licenziamenti entro il 2010.

Ad annunciarlo è stata la banca svizzera Ubs, dopo aver riferito di una perdita di due miliardi di franchi nel primo trimestre 2009 (oltre 1,3 miliardi di euro).

L’amministratore delegato Oswald Gruebel, ha detto che ha intenzione di diminuire a 67.500 il numero degli occupati nel 2010 puntando quindi ad un risparmio di 4 miliardi di franchi per la banca.

L’annuncio è stato fatto in vista dell’assemblea annuale degli azionisti della banca. La crisi finanziaria internazionale ha già costretto la maggiore banca svizzera a fare svalutazioni per circa 50 miliardi di dollari e ad annunciare il taglio di 11.000 posti di lavoro dalla metà del 2007.

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Tagli per Yahoo

Posted by alex84 On aprile - 15 - 2009

SAN FRANCISCO – Tagli in arrivo anche per Yahoo.

Il famoso portale internet americano ha dichiarato di essere pronto a tagliare diverse centinaia di posti di lavoro e l’annuncio ufficiale arriverà probabilmente domani, quando verranno presenti i risultati del primo trimetre 2009.

Il gruppo, mentre era amministratore delegato Jerry Yang (dimessosi nel 2008 per dirigere di nuovo l’area strategia e tecnologia del gruppo), aveva chiuso l’anno con un totale di 13.600 addetti, 1.600 in meno rispetto l’anno precedente.

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Sviluppi della crisi

Posted by gluca On aprile - 2 - 2009

L’economia mondiale è in crisi, l’Europa è in crisi, l’Italia è in crisi. Secondo uno studio dell’OCSE il PIL italiano scenderà del 4,1%, un dato che non è per niente rassicurante.
Soldi - Crisi economica
L’economia italiana è in recessione e dobbiamo riconoscere che il futuro è tutt’altro che positivo. La disoccupazione cresce giorno dopo giorno e si attesta sul 10% della popolazione, sempre più italiani rimangono senza lavoro.
La globalizzazione e la delocalizzazione hanno aperto un mercato immenso, ma al tempo stesso hanno rotto l’equilibrio che si era instaurato nel tempo.
Prima in un Paese si produceva e si consumava internamente o al massimo si commerciava con gli Stati vicini. In ogni caso il ciclo era chiuso. Attenzione a non confondere queste cose con la parola “protezionismo”. Qui stiamo parlando del fatto che prima le persone lavoravano, quindi guadagnano e di conseguenza potevano spendere e consumare. Ora le persone che dovrebbero consumare per far girare l’economia non lo possono fare e quindi si è rotto il sistema.
Dobbiamo ricordareCrisi economica che la crisi è partita dal sistema finanziario e in particolar modo dagli Stati Uniti.
Le banche americane hanno adottato una politica creditizia folle e quando si sono accorte di avere in mano carta straccia hanno cercato di riversare sul mercato i titoli tossici facendolo poi crollare.
L’Italia si è in gran parte salvata grazie ad un sistema bancario più rigido e tradizionale. I titoli tossici entrati nel Bel Paese sono veramente pochissimi.
La cosa che stupisce è che una banca che opera in Italia e rischia di chiudere (molto probabilmente verrà acquisita da un’altra banca e salvata dai Tremonti bond) continua a farsi pubblicità nelle maggiori reti televisive nazionali promettendo il 4% di interessi. Le domande vengono spontanee e legittime: se metto i miei soldi li che succede? Rischio di perderli? E se poi non la salvano? Come mai rischia di fallire e continua a farsi pubblicità?
Purtroppo a queste domande nessuno può dare una risposta se non il tempo.

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Bill Gates primo miliardario

Posted by Enea On marzo - 12 - 2009

Ritorna ad essere Bill Gates, fondatore di Microsoft, l’uomo più ricco del mondo. La rivista USA Forbes ha stilato la classifica dei miliardari.
A pari passo con la crisi mondiale, il magazine ha notato che nell’ultimo anno i miliardari son diminuiti di un terzo.
Il “povero” Bill Gates è tornato a dominare la classifica dei più ricchi, con i suoi 40 miliardi di dollari, 18 miliardi in meno rispetto all’anno scorso.
In seconda posizione troviamo Warren Buffet con 37 miliardi, 25 miliardi in meno rispetto al 2008. In terza posizione Carlos Slim Helù con 35 miliardi, 25 miliardi in meno rispetto all’anno scorso.
Parecchie perdite quindi anche per i miliardari, ma con 40 miliardi io riuscirei a dormire lo stesso sonni tranquilli…

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