Tuesday, May 22, 2012

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Gli italiani sprecano soldi: fallimento del referendum!

Posted by gluca On giugno - 22 - 2009

ReferendumQuesto weekend si è svolto il referendum sulla legge elettorale, dai dati ufficiali del ministero dell’interno è emerso che si sono recati alle urne circa il 23% degli aventi diritto, segnando l’inutilità delle consultazione visto che non si è raggiunto il quorum del 50%+1. Quindi si sono spesi migliaia di euro senza nessun risultato.

Di questo 23% circa l’80% ha votato “SI” per i primi due quesiti, mentre il terzo circa l’89%.

Le prime reazioni politiche sono svariate:
Gianfranco Fini si è detto deluso, ma al tempo stesso aspettava questo flop.
Massimo D’Alema (PD) ha proposto di alzare il numero di firme necessarie per chiedere una consultazione popolare e di eliminare il quorum, così da rendere il risultato valido qualunque sia il numero di persone che si recano alle urne.
Roberto Calderoli (Lega Nord) si è detto entusiasta del risultato e ha di fatto proclamato la vittoria della Lega.
Pier Ferdinando Casini ha sancito la bocciatura del bipartitismo.

Questo bassissima affluenza alle urne è un evento storico, mai nessun referendum precedente ha avuto una così bassa partecipazione popolare. Ricordiamo che il referendum è l’unico modo diretto che un cittadino ha per esprimersi in merito ai vari temi, e l’unico modo per modificare ciò che il parlamento fa. Ovviamente il voto per le elezioni politiche ha un risvolto indiretto, in quanto si eleggo dei rappresentanti.

La legge elettorale firmata e battezzata “Porcellum” da Roberto Calderoli rimane in vigore fino ad una decisione del parlamento, anche se in circa 3 anni se ne è parlato poco, anche perché ai partiti minori fa molto comodo, infatti dando il premio di maggioranza alle coalizioni loro diventano decisivi per la tenuta dei vari governi.

I nostri avi hanno combattuto anche con il sangue per rendere l’Italia un Paese democratico e libero, hanno lottato perché ogni cittadino sia uguale davanti alla Legge e ci hanno donato il diritto di voto “uguale, libero e segreto”, ma sta ora a noi decidere se esercitarlo o meno.

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Italia: le coppie di fatto

Posted by gluca On aprile - 22 - 2009

Repubblica italianaIn Italia, si sta discutendo da anni delle unioni civili, in particolar modo tra persone dello stesso sesso. Attualmente, non c’è una legge che permetta ciò. Nel 2006-2007, il governo presieduto da Romano Prodi presenta i DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) all’interno di un disegno di legge, mai approvato dal parlamento.

Ora se due persone vivono insieme e non decidono di sposarsi, salvo un legame di sangue (padre-figlio e così via), la legge non garantisce nessun diritto, perché appunto davanti alla legge sono due estranei. All’interno dei DICO rientravano anche le coppie gay, si è strumentalizzato molto questo aspetto, tanto che l’opinione pubblica pensava che i DICO permettessero le nozze alle persone dello stesso sesso. In realtà il disegno di legge non lega come il matrimonio, ma semplicemente riconosce diritti a delle persone che altrimenti non ne avrebbero. Indipendentemente dal sesso, ipotizziamo che due persone non abbiano un legame di sangue, ne si vogliano sposare, in Italia non esiste una legge che permette alle due persone di avere dei diritti reciproci.

Per coppie di fatto si intendo delle persone che per vari motivi non intendono sposarsi, potrebbero anche essere un ragazzo e una ragazza che vogliono andare a convivere insieme e scambiarsi dei diritti (eredità, ecc, insomma far parte della vita reciproca anche dal punto di vista legislativo).

Quando si parla di unioni civili subito si pensa agli omosessuali e queste unioni vengono viste come matrimoni, ma come già detto non lo sono, o almeno i DICO non rappresentavano questo.
Di fatto, due persone unite da un’unione civile non sono coniugi e non hanno gli stessi diritti rispetto alle persone unite dal matrimonio civile.

Un Paese che si reputa civile e democratico dovrebbe occuparsi di tutti i cittadini e garantire diritti, ma anche dare doveri ai propri cittadini.

Parte dell’articolo 3 della nostra carta costituzionale:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

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